Dal 12 al 14 dicembre 2025 si celebrerà il Giubileo dei detenuti — un evento spirituale e simbolico promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale insieme al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e a numerose istituzioni civili e religiose. Tra le iniziative annunciate: i “Giochi della Speranza”, una “piccola olimpiade in carcere”, in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la rete di magistrati “Sport e Legalità”. La seconda edizione si terrà nella Casa Circondariale femminile di Rebibbia il 12 dicembre, con detenuti, polizia penitenziaria, magistrati ed esponenti della società civile impegnati in diverse discipline sportive.
Come sottolinea Suor Alessandra Smerilli FMA, segretario del DSSUI: “Per chi vive la detenzione, lo sport assume un valore importante perché educa al rispetto, alla disciplina, al lavoro di squadra; aiuta a riconoscere i propri limiti ed a scoprire nuove energie. In carcere lo sport non è solo movimento: è un’esperienza di libertà possibile, di relazione, di fiducia restituita”.
Oltre a questo, momenti di preghiera, convegni dedicati al valore della pena come strumento di recupero, e appuntamenti culturali e spirituali all’interno e all’esterno degli istituti. L’obiettivo dichiarato è dare voce a chi vive la detenzione con un approccio che punti su dignità, speranza e reinserimento sociale.
Ma il Giubileo non può limitarsi a un segno simbolico: la fotografia attuale delle carceri italiane — con numeri drammatici su sovraffollamento, salute, suicidi, carenze sanitarie — mostra quanto sia urgente trasformare tutto questo in interventi concreti.
Sovraffollamento e condizioni di vita: i numeri aggiornati 2024–2025
Secondo il Rapporto 2025 dell’Associazione Antigone, “Senza Respiro”, al 30 aprile le carceri italiane ospitavano 62.445 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 51.280 posti. Togliendo dal conteggio i posti realmente non disponibili per manutenzione o inagibilità, il tasso effettivo di sovraffollamento raggiunge il 133%.
Antigone registra anche che su 189 istituti, solo 36 non risultano sovraffollati. Inoltre, 58 carceri superano il 150% di affollamento, con picchi estremi come Milano San Vittore, che arriva al 220%.
A giugno 2025 il totale dei detenuti è salito a 62.728, con un incremento di oltre 1.200 persone in un anno.
Le visite effettuate da Antigone in 86 istituti mostrano inoltre che molte celle non raggiungono gli standard minimi di 3 m² per detenuto, e che diversi istituti dispongono di servizi medici insufficienti, spesso senza copertura H24.
Salute mentale e mortalità: il 2024 come anno più drammatico
Il 2024 è l’anno con il più alto numero di suicidi mai registrato nelle carceri italiane, con 91 casi, secondo il rapporto Antigone.
Nei primi cinque mesi del 2025 si sono già registrati 33 suicidi, segno che la tendenza non si è invertita.
Gli eventi critici del 2024 includono 246 decessi complessivi, tra suicidi, malattie, overdose e cause non naturali.
I dati confermano una situazione sanitaria fragile, con una crescente incidenza di: disturbi psichiatrici gravi, autolesionismo, difficoltà di accesso a cure specialistiche, ritardi nelle visite e nelle terapie.
È proprio in questo scenario che si inseriscono una serie di iniziative specifiche avviate nel 2025, pensate per portare prevenzione, informazione e assistenza sanitaria più strutturata all’interno degli istituti di pena.
Prevenzione oncologica nelle carceri campane: il progetto Pascale-AIOM
In Campania prende il via il primo progetto triennale nazionale dedicato alla prevenzione oncologica nelle carceri, frutto della collaborazione tra IRCCS Fondazione Pascale, AIOM, Fondazione AIOM, l’INT di Napoli e il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria. Il programma prevede eventi d’informazione, corsi di formazione e progetti di ricerca rivolti sia ai detenuti sia al personale penitenziario.
Francesco Perrone, Presidente Nazionale AIOM, evidenzia la fragilità sanitaria dei detenuti: “Oltre il 70% dei detenuti maschi fuma regolarmente e la metà vorrebbe smettere. Il 40% è sedentario e solo il 13% mangia le cinque porzioni di frutta e verdura raccomandate. È fondamentale garantire screening come mammografia, ricerca di sangue occulto nelle feci o HPV test anche in carcere”.
Maurizio di Mauro, Direttore Generale Pascale, aggiunge: “Il cancro può e deve essere contrastato anche nelle carceri italiane. Questo progetto rappresenta un laboratorio per una sanità vicina ai più deboli e un modello da esportare a livello nazionale”.
Salute femminile e malattie infettive: il progetto “I CARE Virology Edition”
In occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS, Cittadinanzattiva ha lanciato il video messaggio e la guida “I CARE Virology Edition”, seconda edizione di un progetto dedicato alla salute delle donne detenute nella Casa Circondariale di Rebibbia. L’iniziativa mira a promuovere alfabetizzazione sanitaria su HIV, epatiti e HPV, attraverso la formazione di “ambassador” tra le detenute che diffondono informazioni corrette all’interno dell’istituto.
Laura Liberto di Cittadinanzattiva sottolinea: “La scelta di intervenire a Rebibbia, il più grande carcere femminile d’Europa, risponde alla necessità di fornire strumenti alle donne detenute per prevenire, partendo da loro stesse, la diffusione delle malattie infettive e MST in un contesto complesso”. L’iniziativa include Open Day, distribuzione di materiali informativi multilingue e kit di prevenzione, rafforzando il percorso di implementazione delle Raccomandazioni civiche sulla salute femminile in carcere.
Screening infettivologici e innovazioni terapeutiche
La Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe) ha avviato progetti di screening e trattamento di HIV, epatite C e tubercolosi nelle carceri, con risultati significativi: la prevalenza dell’HIV tra i detenuti è scesa dal 10% all’1% negli ultimi vent’anni. Sergio Babudieri, Direttore Scientifico SIMSPe, sottolinea: “L’Epatite C può essere eradicata in poche settimane, mentre i trattamenti antiretrovirali permettono di cronicizzare l’infezione da HIV con qualità di vita simile alla popolazione generale”.
Il Prof. Giordano Madeddu evidenzia come alcune infezioni stiano tornando, soprattutto tra detenuti stranieri: “Per tubercolosi ed epatite B è necessario un approccio di screening sistematico, mentre i nuovi farmaci anti-HIV long acting migliorano l’aderenza e riducono lo stigma”

